Teresa Sarti Strada, presidente di Emergency, ci ha lasciati un anno fa
"I bambini, qui, quando hanno finito di giocare a pallone si tolgono le scarpe. I nostri bambini in Iraq, quando hanno finito di giocare si tolgono le gambe". Teresa aveva un modo semplice e disarmante di raccontare il lavoro di Emergency, il suo lavoro. A volte bastava dare un'immagine: quella, appunto, dei "nostri bambini", dei pazienti saltati su una mina e curati presso i centri chirurgici di Emergency in Iraq, che poi hanno ricevuto un paio di gambe (o di braccia) nuove nel Centro di riabilitazione che oggi porta il suo nome.
A raccontare dei nostri pazienti e delle loro ferite, specialmente quando si tratta di bambini, si rischia di scadere subito nella retorica: nulla di più lontano da Teresa, dalla sua personalità, e dalle sue parole. Nessuna retorica in lei, nessun compatimento, nessuno spazio per la commiserazione: di fronte alle brutture che ogni giorno invadono i nostri ospedali non bisogna perdere tempo a dire "poverini", c'è semmai da chiedersi "E adesso che cosa possiamo fare?".
La cosa più preziosa che possiedo è un libro di Bertolt Brecht, le Poesie di Svendborg, che mi ha regalato lei, vent'anni fa. Alcune poesie hanno accanto un segno a matita - perché "sui libri non si scrive a penna!" - e sono le sue preferite, quelle che "questo basta a capire la guerra".
La guerra che verrà non è la prima: prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell'ultima c'erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente ugualmente.
Ecco: senza retorica, solo una constatazione. A farne le spese è la povera gente, sempre e comunque. E Teresa, nel corso dei quindici anni della sua storia d'amore con Emergency, l'ha visto bene: Cambogia, Sierra Leone, Afganistan, Iraq... lingue diverse, colori diversi, sapori diversi, storie diverse, ma in fondo la stessa storia: la povera gente faceva la fame.
Teresa è morta un anno fa, il primo settembre di un pessimo duemilaenove. In quest'anno, non è riuscita a vedere molte cose: la sua Emergency continua a lavorare, e tanto. Abbiamo inaugurato un nuovo Centro pediatrico di Nyala, in Darfur, da lei tanto voluto. Un Poliambulatorio per migranti (e non solo) a Marghera, che aprirà a metà ottobre. Il Centro che presto costruiremo nella Repubblica Democratica del Congo. E adesso che cosa possiamo fare?
Cecilia Strada
F.
F. è un ragazzo che vive nelle campagne che circondano Nadalì, un villaggio vicino a Lashkar-gah. Racconta che stava lavorando nel suo campo quando ha incominciato a sentire arrivare i rumori dei combattimenti e a vedere gli aerei sempre più vicini. D'improvviso - nemmeno il tempo di accorgersene - qualcosa è esploso e numerose schegge lo hanno colpito.
F. è stato portato all'ospedale di Lashkar-gah dove ha subito un intervento d'urgenza all'addome e nei giorni successivi è stato operato altre volte per curare le numerose fratture.
Adesso inizia a stare meglio, ma nelle orecchie continua a sentire un fastidioso ronzio e di notte, quando chiude gli occhi, ha paura.
Il Centro pediatrico di Bangui, un punto di riferimento
Un giorno un bimbo di 3 anni arriva nel Centro pediatrico di Emergency a Bangui portato dalla nonna. Per raggiungerci hanno camminato per più di 2 ore; sfinita, la donna consegna il bimbo intorpidito agli infermieri.
Il bimbo viene ricoverato nella corsia dell'ospedale con diagnosi di malaria cerebrale. La nonna trascorre 5 giorni al capezzale del piccolo senza mai lasciarlo. Quando gli infermieri del reparto eseguono delle manovre sul bambino, informando la nonna su cosa stanno facendo, lei risponde sorridendo "voi sapete cosa fare per il suo bene".
Quando il bimbo riprende coscienza e comincia ad alimentarsi spontaneamente, la nonna con grande soddisfazione mostra a tutti i miglioramenti del bimbo e l'apprezzamento per il nostro operato. Con l'aiuto degli infermieri di corsia, e rendendo partecipe anche l'anziana signora, ogni giorno il piccolo viene stimolato con piccoli esercizi fisioterapici.
Ora il bimbo sta bene e la nonna ci saluta e ci ringrazia quando la incontriamo per strada. Da quel giorno ci ha portato in clinica anche gli altri nipoti, magari solo per piccoli raffreddori.
Per saperne di più sul Centro pediatrico di Emergency a Bangui, visita il nostro sito www.emergency.it.
Se vuoi adottare il Centro pediatrico di Bangui, scopri come fare su www.adottaunospedale.it


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