F.
F. è un ragazzo che vive nelle campagne che circondano Nadalì, un villaggio vicino a Lashkar-gah. Racconta che stava lavorando nel suo campo quando ha incominciato a sentire arrivare i rumori dei combattimenti e a vedere gli aerei sempre più vicini. D'improvviso - nemmeno il tempo di accorgersene - qualcosa è esploso e numerose schegge lo hanno colpito.
F. è stato portato all'ospedale di Lashkar-gah dove ha subito un intervento d'urgenza all'addome e nei giorni successivi è stato operato altre volte per curare le numerose fratture.
Adesso inizia a stare meglio, ma nelle orecchie continua a sentire un fastidioso ronzio e di notte, quando chiude gli occhi, ha paura.
da Matteo Dell’Aira…
Ciao.
Quelli che abbiamo passato, insieme, sono stati momenti davvero intensi.
Il giorno dell’arresto, già sul pick up che ci portava alla prigione, vi ho sentiti tutti con noi.
Tutti.
E soprattutto nei momenti di maggior fragilità, davanti ad una porta che era il confine del nostro mondo, ridotto d’improvviso a 4 metri per 2, eravate tutti con noi.
Vi ho visto a turno andare a consolare prima Marco poi Matteo e poi me.
Vi ho visto mentre ci accompagnavate agli interrogatori, sempre seduti vicini a noi.
Vi ho visto seduti in terra con noi, a raccontarci di questa giovane e straordinaria organizzazione.
Avete condiviso con me il cibo che ci davano, buono o cattivo che fosse.
A bere l’acqua facevamo a turno, perché tutti ne avessero almeno un sorso.
Vi siete messi la stessa divisa, e ne abbiamo riso.
Ci siamo fumati interminabili sigarette, chiusi là dentro ma liberi.
E prima ancora abbiamo insieme raccontato la guerra, quella vera.
Insieme abbiamo curato le ferite della gente innocente che può solo subire, questa tragedia.
Insieme poi siamo stati trasferiti a Kabul, lasciando il cuore nel nostro ospedale di Lash.
Ed ancora insieme abbiamo conosciuto un’altra prigione, altre guardie, altri interrogatori.
Insieme ci siamo trovati sul balcone del comandante della prigione, liberi ma ancora molto spaventati.
Insieme abbiamo fatto un interminabile viaggio,stremati ma felici.
Ed insieme continueremo a fare quello che sappiamo fare e che è un dovere fare, se vogliamo chiamarci ‘esseri umani’.
Ed io lo so che verrà un momento in cui ognuno di noi dovrà anche da solo leccarsi le ferite, che per il momento sono anestetizzate dallo straordinario affetto che ci circonda.
Ma non ho paura.
Voi ci siete, da anni.
E la Tere mi ha insegnato che c’è un coraggio e una dignità enormi nel chiedere aiuto.
Non solo nel darlo.
E prometto che lo farò, se sentirò che la botta è stata troppo forte per un uomo semplice come sono io.
Nel frattempo, spero sentiate tutti, ma proprio tutti, il mio abbraccio dal cuore.
Da anima ad anima.
Grazie.
Infinite grazie.
[Matteo Dell'Aira]
Il Centro pediatrico di Bangui, un punto di riferimento
Un giorno un bimbo di 3 anni arriva nel Centro pediatrico di Emergency a Bangui portato dalla nonna. Per raggiungerci hanno camminato per più di 2 ore; sfinita, la donna consegna il bimbo intorpidito agli infermieri.
Il bimbo viene ricoverato nella corsia dell'ospedale con diagnosi di malaria cerebrale. La nonna trascorre 5 giorni al capezzale del piccolo senza mai lasciarlo. Quando gli infermieri del reparto eseguono delle manovre sul bambino, informando la nonna su cosa stanno facendo, lei risponde sorridendo "voi sapete cosa fare per il suo bene".
Quando il bimbo riprende coscienza e comincia ad alimentarsi spontaneamente, la nonna con grande soddisfazione mostra a tutti i miglioramenti del bimbo e l'apprezzamento per il nostro operato. Con l'aiuto degli infermieri di corsia, e rendendo partecipe anche l'anziana signora, ogni giorno il piccolo viene stimolato con piccoli esercizi fisioterapici.
Ora il bimbo sta bene e la nonna ci saluta e ci ringrazia quando la incontriamo per strada. Da quel giorno ci ha portato in clinica anche gli altri nipoti, magari solo per piccoli raffreddori.
Per saperne di più sul Centro pediatrico di Emergency a Bangui, visita il nostro sito www.emergency.it.
Se vuoi adottare il Centro pediatrico di Bangui, scopri come fare su www.adottaunospedale.it


