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Rifugiati senza diritti

G. è una donna africana arrivata a Palermo quattro anni fa con il marito e la figlia di due anni. La sua seconda figlia è nata in Italia.

Al Poliambulatorio abbiamo aiutato lei e il marito a ottenere il permesso di soggiorno per tutela dei minori. Ciononostante, nessuno dei due è mai riuscito a ottenere un contratto di lavoro regolare e si arrangiano facendo tutti i lavori che riescono a trovare.

Qualche mese fa G. è partita per la Puglia: 600 euro per 6 settimane a raccogliere olive, spese di viaggio e di mantenimento incluse. Una decina di giorni dopo, suo marito F. è venuto in ambulatorio per far visitare una delle due bambine. Tutti insieme abbiamo telefonato a G. per rassicurarla sulla salute della piccola. G. ci ha raccontato che dormiva insieme ad altre compagne di lavoro in un silo, non si lavava da quando era partita, dolore e stanchezza quasi non li sentiva più…

Mentre l’ascoltavamo, davanti a noi le sue bambine litigavano per un giocattolo. In italiano, con cadenza siciliana.

Per saperne di più sul Poliambulatorio di Emergency a Palermo, visita il nostro sito.

Se vuoi adottare il Poliambulatorio di Palermo, scopri come fare su www.adottaunospedale.it

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D. 45 anni

D., 45 anni e’ africana, ha un permesso di soggiorno per lavoro e vive con suo marito A. in Italia da quasi dieci anni.

Sono pazienti del Poliambulatorio di Emergency a Palermo, li vediamo quasi tutte le settimane perche’ A. e’ sottoposto dai nostri cardiologi a uno strettissimo follow-up per ipertensione arteriosa con insufficienza renale severa.

Poco prima di conoscerci, A. aveva perso il lavoro – e quindi il permesso di soggiorno – a causa dei suoi problemi di salute, e attualmente non e’ neppure in grado di badare a se stesso.

D. si divide tra il lavoro e l’assistenza al marito, di se stessa non si e’ mai preoccupata.

Tempo fa, i nostri ginecologi le hanno riscontrato un enorme fibroma uterino, da asportare con una certa urgenza, ma ogni volta che si è parlato di intervenire, D. si è rifiutata.

Quando all’inizio di quest’anno la sua situazione si e’ aggravata, alla fine ci ha confidato che il datore di lavoro l’aveva informata che non l’avrebbe pagata se si fosse assentata per l’operazione. Se avesse perso il lavoro, anche il rinnovo del permesso di soggiorno sarebbe stato impossibile.

Inoltre A., senza il suo aiuto, non e’ in grado di assumere la terapia complessa cui e’ sottoposto, nè di provvedere ad alimentarsi considerato il regime dietetico speciale cui e’ sottoposto.

Con un po’ di fatica, l’abbiamo convinta ad accettare il nostro aiuto: S., una delle nostre infermiere volontarie, ha organizzato insieme al marito ginecologo l’intervento nell’ospedale dove lavorano, i volontari si sono organizzati in turni per andare da A. a somministragli la terapia, cucinare pasti speciali e accompagnarlo in ambulatorio per i controlli medici, altri hanno provveduto a pagare l’affitto di casa per quel mese.

Il fibroma di D. pesava 4,6 kg.

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